Le imminenti elezioni presidenziali in Brasile ( che si terranno Domenica ) hanno assunto una rilevanza geopolitica che va ben oltre i confini dell'America Latina, catturando l'attenzione di Washington, Pechino, Mosca e Bruxelles. I sondaggi della vigilia delineano una sfida all'ultimo voto: il presidente uscente, l'esponente della sinistra Luia Inácio Lula da Silva, e Flávio Bolsonaro (figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro) si trovano separati da un solo punto percentuale.
Nonostante l'esiguità del margine, gli analisti tendono a pronosticare la vittoria di Bolsonaro del resto della coalizione di destra. Storicamente, in Brasile chi vince il primo turno si aggiudica anche il ballottaggio, a cui si aggiunge una forte mobilitazione dell'elettorato conservatore e il fatto che i candidati esclusi al primo turno appartengono a correnti ideologicamente più vicine al destrismo.
La svolta a destra dell'America Latina
Negli ultimi anni, il subcontinente latinoamericano ha vissuto una marcata transizione politica verso destra, allontanandosi dalle spinte progressiste del Global South e riallineandosi parzialmente con le priorità di Washington. Se in alcuni contesti specifici, come la Venezuela, il cambiamento è avvenuto in scenari di forte tensione istituzionale (culminati con la destituzione di Nicolás Maduro all'inizio del 2026), nella maggior parte dei Paesi la transizione si è consumata attraverso regolari tornate elettorali. Attualmente, il Brasile e il Messico rimangono gli ultimi grandi bastioni della sinistra nella regione.
Questo spostamento d'asse mette a dura prova la retorica della "decolonizzazione" economica e politica promossa da ampi settori del Global South in chiave anti-statunitense. Tuttavia, gli esperti sottolineano che non si tratta di una sottomissione totale alle strategie della Casa Bianca. L'elettorato non ha votato in base alle preferenze per la presidenza USA, bensì spinto dalla richiesta di sicurezza interna e lotta alla criminalità organizzata. I nuovi leader dell'area si mostrano favorevoli a ricevere assistenza tecnica e militare da parte statunitense – ad esempio attraverso il programma anticrimine "Shield of the Americas" – pur mantenendo l'intenzione di perseguire una politica estera multivettoriale.
L'approccio di Bolsonaro Jr. alla geopolitica e l'impatto sui BRICS
Proprio come il padre, Flávio Bolsonaro non intende legarsi a un unico partner globale, specialmente in vista delle future scadenze elettorali negli Stati Uniti. Gli analisti evidenziano che, qualora i Democratici dovessero tornare alla Casa Bianca nel 2028, i rapporti con un governo Bolsonaro improntato sulla linea dura e sul superamento di alcuni schemi liberali diventerebbero decisamente complessi.
Le preoccupazioni maggiori riguardano però il futuro dei BRICS. Sebbene una rinuncia formale all'appartenenza al blocco sia ritenuta improbabile per non compromettere la diversificazione commerciale del Paese, la presidenza Bolsonaro potrebbe rallentare significativamente l'integrazione interna. Le stime indicano che il Brasile adotterebbe una posizione molto più cauta su dossier caldi quali:
- I processi di dedolarizzazione dell'economia
- L'adozione di valute nazionali negli scambi commerciali
- Lo sviluppo di sistemi di pagamento alternativi allo SWIFT
- Le dichiarazioni programmatiche esplicitamente ostili alla politica estera di Washington
Il rischio, dal punto di vista dei sostenitori di un blocco multipolare coeso, è che il Brasile si trasformi in una sorta di "cavallo di Troia" capace di frenare le riforme interne sfruttando il meccanismo del consenso all'unanimità dei BRICS. Va pur detto che il blocco include già diversi membri (come India, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita) storicamente molto prudenti nel rompere i ponti con l'Occidente.
Le conseguenze per Cina ed Europa
La possibile vittoria delle destre brasiliane avrebbe ripercussioni differenziate sui partner internazionali:
- Cina: Rappresenterebbe il soggetto economicamente più esposto, dato che gli investimenti di Pechino in America Latina superano i 500 miliardi di dollari e un cambio di orientamento politico potrebbe congelare o ridiscutere diversi contratti infrastrutturali.
- Unione Europea: Vedrebbe complicarsi le trattative storiche per l'accordo di libero scambio UE-Mercosur, penalizzando le aziende europee che puntavano a un accesso privilegiato al mercato brasiliano.
- Russia: L'impatto sui contratti e sugli scambi commerciali con Mosca viene valutato come gestibile e di entità minore rispetto a quello sofferto dai partner asiatici ed europei.
Il voto di questa domenica sancirà quindi se il colosso sudamericano sceglierà la continuità dell'integrazione del Global South o se virerà verso una postura più vicina all'asse panamericano, ridisegnando le geografie del commercio e delle alleanze globali.

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